Tre ‘Annunziate’ di Firenze’ nel santuario della Madonna del Sasso di Bibbiena

“Un santuario intitolato alla Madonna del Sasso (omonimo ma diverso da quello di Pontassieve) è situato in Casentino vicino a Bibbiena a 11 km da La Verna. Il suo nome deriva da un masso sopra il quale nel 1347 una colomba bianchissima si posò per circa un mese. Solo i bambini e un eremita camaldolese, fra Martino da Poppi, le si poterono avvicinare. Il 23 giugno, verso sera, una piccola di 7 anni, Caterina, vide sul masso una “bellissima donna biancovestita”, che la esortò all’amore di Dio e alla purezza e le diede dei baccelli, che poi la sera a casa furono trovati pieni di sangue. Era un presagio della terribile peste del 1348, da cui Bibbiena e i dintorni rimasero immuni.
Nel 1468 la chiesetta costruita da fra Martino intorno al masso fu affidata ai padri domenicani di San Marco di Firenze. Distrutta da un incendio, venne ricostruita e riconsacrata nel 1507. Nella sua parte inferiore ospita una statua in legno molto nota detta Madonna del Buio per l’oscurità in cui si trova la sua cappellina.
Un tempietto, al centro della chiesa dove si incontrano i transetti, protegge l’affresco della Madonna del Sasso di Bicci di Lorenzo (1435 ca). Progettato da Bartolomeo Bozzolini da Fiesole, sul retro presenta una copia della SS. Annunziata di Firenze, opera di Giovanni Brina del 1567. Dipinta con delle libertà rispetto all’originale e in generale con più movimento dei personaggi, è tuttavia riconoscibile dall’atteggiamento della Vergine con il capo rivolto in alto, l’espressione serena del volto, e le mani dolcemente adagiate in grembo”.

A questo articolo di qualche tempo fa, forse fin troppo breve per le tante cose che ci sarebbero da dire sul santuario anche solo riguardo alla storia dei frati e delle suore domenicane che lì abitarono (e abitano), aggiungo solo quanto riportato sulla SS. Annunziata del Brina da Giorgio Innocenti Ghiaccini in Cronache di Bibbiena e del suo territorio fino al 1861, 2014, ovvero il contenuto di una scheda della Soprintendenza del 1921 ( p. 562-563) sull’affresco:

“La Vergine Annunziata sta seduta dinanzi ad un leggio, mentre di fronte a lei è la figura dell’angelo annunziante. In alto appare l’eterno Padre. Fondo di paese. In basso delle storie con piccole figure, allude alla storia della Vergine ed al miracolo in memoria del quale venne eretta questa chiesa. Opera di Francesco del Brina. Porta la scritta MDLXVII. È stato quasi completamente e malamente ridipinto (Carocci-del Vita)”.
Ghiaccini aggiunge: “Sia gli ispettori del 1899, che quelli del 1921, sono concordi nello scrivere che l’opera sia di Francesco del Brina. Ma è errato. Il dipinto deve essere attribuito a suo fratello Giovanni perché attorno al capo della Madonna si legge: «Ioannes Brina faciebat» e in basso, sotto i piedi della Vergine, è riportata la data «A.D. MDLVII»”.

Nel tempietto la “vela in muratura è appoggiata sopra il sasso nel quale è fissata una piccola targa posta quasi sotto i piedi della colomba in marmo, con la scritta: «O felix petra, quae meruit substinere reginam Angelorum et Dominam»” – O pietra felice che fosti degna di sostenere la Regina degli Angeli e Signora.
La predella invece è composta da quattro storie riguardanti i miracoli salienti della devozione alla Madonna del Sasso.

“Nella prima scena si vede il romito Martino che osserva la colomba sopra il masso [l’eremita camaldolese che costruì il primo oratorio].
Nella seconda si vede la Madonna che dà a Caterina i baccelli che poi si riveleranno pieni di sangue.
Nel terzo quadretto si riconosce il romito spagnolo in adorazione al tabernacolo posto sopra il Sasso [giunse al Sasso dopo la morte di Martino ed edificò una seconda chiesetta].
Nell’ultima scena è visibile la processione di angeli che provengono dalla via di Camenza” [nel 1444 furono visti per circa un mese tre globi di fuoco sul masso e una processione di giovani vestiti di bianco che furono chiamati angeli].
Sotto queste quattro scene appare la scritta, oltre a quella che ricorda l’apparizione: «MCCCCLVIIII Die XXVIIII septeb.: huic venerunt fratres ordinis predicatorum»” – 1468, 29 settembre: qui arrivarono i frati dell’Ordine dei Predicatori.

Quella del Brina non è la sola Annunziata presente a Santa Maria del Sasso di Bibbiena, anche se la più documentata.
In un’ala del convento domenicano in cui è stata allestita una raccolta di tele si trovano altre due sue copie.
Una, grande, riproduce il dipinto del Brina con dei colori più brillanti, anche perché la pittura dell’affresco originale non è ben conservata e si trova sul retro poco illuminato del tempietto in chiesa.
La seconda Annunziata è una riproduzione sei-settecentesca, abbastanza comune, piccola, da devozione privata, sulle stile di molte altre commissionate all’epoca.

Paola Ircani Menichini, 24 novembre 2023.
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